Castello di Granarola - the long stay house by Brandina
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Marco Morosini
Marco Morosini

Il castello di Granarola, come appare implicito dal suo stesso toponimo, fu fortemente legato all’economia agricola del territorio che lo circondava. Il suo nome deriva dal termine granarium con l’aggiunta del suffisso iolus, granariolus, che signica, piccolo granaio.

Si pensa che già in epoca romana esistessero delle fosse per la conservazione delle granaglie prodotte nelle valli limitrofe. Con il tardoantico il nome Mons Granorum o Granatuum, venne volgarizzato in Granarolum. Questo toponimo attesta nella zona, con certezza già nell’alto medioevo , la diffusione della cerealicoltura. Tra il V e il VIII secolo l’Italia si vide investita da un forte cambiamento climatico, forti piogge e abbassamento della temperatura portarono a modificare sia il territorio sia gli insediamenti antropologi su di esso. Anche la piana posta ai piedi di Granarola soffrì questa nuova situazione. Il fiume Tavollo, un tempo affluente del Ventena, ruppe gli argini verso Fanano, sfociando tra Gabicce e Cattolica, diventando un vero e proprio torrente. Si ebbero così periodi di esondazioni e sovralluvionamenti che causarono impaludamenti e situazioni di microclimi malsani, portando la popolazione sita in questi luoghi ad esodi verso i colli circostanti più salubri e più difendibili.
Con tutta probabilità fu intorno al VI secolo che sorsero i primi nuclei forticati in cima a questi colli, per mano delle popolazioni Bizantine. Nel caso di Granarola, esistevano già dei nuclei di epoca imperiale, in questi resti si insediarono le genti che ampliarono il castello.

La prima indicazione storica di Granarola come castrum è del 998, il castello era degli arcivescovi di Ravenna da più di cento anni.

Una pergamena del 1192 descrive il castello già circondato da una oppida, cioè di una cinta muraria.
Ne deriva che alla fine del XII secolo lo sviluppo urbano era ormai completo ed il castello poteva ritenersi “urbanisticamente assestato”, dotato di mura in pietra o laterizio, con il bosco che ne occultava la vista dalla valle e, da una pergamena del 1215, viene descritto anche un fossato.

Nel 1227 è citato anche il burgus, il piccolo agglomerato di case esterno alla cinta muraria, sorto intorno all’odierna parrocchia di San Cassiano e nella zona antistante la chiesa. Questo è segno di ottima salute del castello, e di sicurezza politica che permetteva il sorgere di agglomerati anche al di fuori delle mura. è nel bassomedioevo che nacque l’insediamento “moderno” di Granarola, e che si posero le basi per tutta l’economia agricola della valle.

A dicembre 2008 BRANDINA inizia il recupero dell'antico Castello di Granarola, uno dei pochi e preziosi castelli rimasti delle terre dei Malatesta. Nella convinzione che il patrimonio artistico, storico e architettonico italiano vada preservato, BRANDINA si è occupata privatamente dell'acquisto e della totale ristrutturazione del Castello.
L'amore per il territorio ha dato il via al progetto, insieme alla volontà di evitare il degrado, l'abbandono artistico e storico che deturpa il bel paese.

BRANDINA ha dedicato le proprie idee ed energie al suo restauro, per riportare in 4 anni l'intera struttura ai suoi antichi splendori. Il cantiere ha coinvolto artigiani e manovalanza del territorio, professionisti locali preservando l'identità architettonica del Castello e ridisegnandone gli interni.

In continuità con la storia unica di questo luogo, il nome del Castello non è stato mutato.

Ora il primo Long Stay House by BRANDINA accoglie ospiti da tutto il mondo in 9 esclusivi rifugi dalla quotidianità, dove spazio, tempo e silenzio assumono nuove forme.